Primo blog

24.10.2013 22:58

Per cominciare, una poesia scritta qualche tempo fa e il primo capitolo de 'L'estate di Emma' (per chi non l'avesse letto).

 

Quell’andarsene a spasso per il mondo

Ho sempre ascoltato il canto del mare

quell’andarsene a spasso per il mondo

l’alterno mormorio delle sue onde

che sfida il concerto delle stelle.

Bizzarria della vita

che io non sappia nuotare

forse relitto del trauma amniotico

o magari consapevole

che già in terraferma fatico a respirare

ma per questa malattia non esiste antibiotico.

Il mare mi rese poeta

e per questo lo ringrazio

in entrambi la superficie nasconde

il sale antico dei ricordi. Alla commedia

del mondo assiste indomito il suo canto,

delle note di un coro stonato

ride la sua danza brindando alla luna.

Un gabbiano scruta a riva l’orizzonte

incuriosito dalle gesta dei bagnanti.

Poi vola via, lontano

dai naufraghi di una terra inferocita.

Il suo volo è l’unica poesia

che rima libera con il respiro del mare.

Il vero naufragio si sconta vivendo

qui, dove l’acqua risplende

e la terra attende un altro inizio.

 

 

L'ESTATE DI EMMA

 

“ I personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate. Per questo voglio bene a tutti allo stesso modo e tutti allo stesso modo mi spaventano: ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato.”

 

(Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere)

 

 

I

 

Verso sera, quando si dileguano gli inganni del giorno e le prime lingue di oscurità si impossessano delle nostre vite, l’esistenza assume un volto diverso, più accettabile. L’ho sempre pensato. A maggior ragione adesso, che tra un mese compirò quarant’anni. Il calice va sorseggiato lentamente, fino in fondo e quando assapori quel retro gusto amaro della malinconia, ecco, hai vinto. Nel senso che puoi anche averlo preso in quel posto, ma almeno lo sai, ne sei consapevole. In tali frangenti, fare un piccolo bilancio della propria vita diventa quasi fisiologico. Lontano dai clamori, dal rumore che penetra nelle nostre vite come un arsenico, dalle mille rotture quotidiane e dalle ... fidanzate. Guardate qui, che spettacolo. Il mare, questo alieno minaccioso e indecifrabile. Francamente, mi ha sempre inquietato ma al contempo affascinato. D’altra parte, mica è colpa mia se ho la tendenza a fiondarmi a pesce verso tutto ciò che, a prima vista, così a pelle, potrebbe procurarmi guai. Forse aveva ragione Ylenia, quando mi diceva: “Lo vedi, eh, che sei strano! E io che non ci volevo credere …”. Beh, in fondo in fondo deve essere vero; anche perché, se non fossi stato strano, non mi sarei confuso con lei … e poi a dirle che ero strano chi era? Quel bottino della sua amica, come si chiamava, ah sì, Gilda. Anche il nome da puttanone aveva … forse, se non fossi stato strano, avrei assecondato il mio impulso e la mia passione per la filosofia, invece di iscrivermi a medicina. Certo, avrei rischiato la precarietà, mentre ora quanto meno sono un medico piuttosto sistemato, come si dice oggi. Sono un urologo, con specializzazione in andrologia. Del resto, non è che il mio ex compagno di classe, Anselmo Giorgini, laureato in lettere con 110 e lode, se la passi molto bene. Fa il cameriere a Londra, tra un master e l’altro. Bella roba … io avrò anche strisciato davanti ad emeriti rotti in culo, vecchi bavosi e oltretutto becchi, ma quanto meno adesso posso dire di essermi guadagnato la tranquillità. Come quella del mare, appunto. Quando il cielo screziato d’argento nasconde gli ultimi raggi del sole, il riflesso delle onde sembra accarezzarti l’anima e riversare verso la battigia tutti i depositi che la corrente si porta dietro, discreta e insieme allusiva, come se volesse dirci: “ Ecco, fate come me, liberatevi degli affanni, anche se solo per poco. Domani il viaggio ricomincia, ma intanto godetevi l’aria serale, cullata dalla mareggiata. Sono il mare, specchio delle vostre inquietudini, anestetico dei vostri dolori”.

Purtroppo tutto ciò mi rende strano. E se questo accade con la persona con cui dovresti condividere il sale dei giorni da trascorrere insieme, beh, allora diventa dura. All’inizio, in realtà, il mio essere poeta, diceva lei, magari mi rendeva strano, ma quello strano che all’inizio piace alle donne (nel senso che è come loro): bizzarro ma non troppo, vagamente romantico ma non eccessivamente, il tutto accompagnato da quello charme invitante e insieme misterioso, tipico di chi vive di sensazioni, di vibrazioni nascoste e in realtà non c’ha un … dentro. No, quello sì, se non per le vibrazioni come si fa, visto che è una delle poche cose che interessano l’universo femminile … ma lasciamo perdere. Poi, dopo che alle vibrazioni, appunto, deve subentrare qualcos’altro, ecco i problemi: non ci sei mai (in realtà se fossi primario sarebbe stato anche peggio), non hai voglia di fare nuove esperienze, non vuoi viaggiare (dove oggi viaggiare significa: andare all’estero, fuori dall’Europa, a sentire il gusto dell’esotico e magari il puzzo di piedi e prenderti chissà quale virus). Quando le cose non vanno più come una volta, ci si dimentica dei lati positivi, di quanto hai costruito insieme, di ciò che è stato insomma. Ecco, le donne sono prive di memoria storica. L’ho detto. Sembra che conti solo l’immediatezza del presente (con le vibrazioni) e i progetti per il futuro (con i viaggi). Quello che è stato … mica eri te. Magari un sosia. Allora scappa fuori che poi anche a letto, in fondo … Qui è meglio tacere, la volgarità mi ha sempre infastidito. Pur avendomi lasciato lei, sono stato io ad averla messa con le spalle al muro, portando la situazione ad un punto di non ritorno. Ho preferito comportarmi così, prima di essere ferito a morte e che questo rapporto diventasse un calvario. Tanto lei si consolerà presto. Con qualcuno che la porti in India o a Sumatra. Io preferisco questo spettacolo. Lo sciabordìo lento del mare. E questa calma irreale, quasi metafisica. Per dimenticare. Anche solo per un’ora. Per sopravvivere.