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presentazione e recensione

02.02.2015 22:50

venerdì 27 febbraio alle ore 17, nella sede centrale della Banca della Maremma, Corso Carducci 14, ci sarà la presentazione della mia raccolta di poesie, dal titolo 'Non lasciate che uccidano i poeti'. Relatrice, ovviamente, la professoressa Letizia Stammati.

 

RECENSIONE DEL 2 FEBBRAIO 2015, DA www.aphorism.it

 

È vento di libeccio, caldo e sabbioso ma anche umido e messaggero di pioggia, o vento di maestrale, freddo e portatore di mareggiate il verso libero che ti solleva e ti conduce in sospensione di pensieri tra anfratti ed imperscrutabili fenditure, ataviche ignote profondità dove luce e respiro hanno vita propria nella poesia, nella sensibilità del poeta. È la poetica dell'ascolto del silenzio (ovvero, bisogno di poesia) quella di Stefano Colli, alla sua prima raccolta con "Non lasciate che uccidano i poeti", una silloge di cinquanta liriche inserita nella Collana di poesia "Anamorfosi" Edizioni Tracce, che vivono di ispirazione del silenzio della notte. Questo poeta toscano, amante ed insegnante di filosofia padroneggia il verso quale esperto prodiere che ama e teme il mare quando il vento la fa da padrone: "Ho sempre ascoltato il canto del mare/ quell'andarsene a spasso per il mondo/ ...Il mare mi rese poeta/ e per questo lo ringrazio". Ed ecco la poesia immergersi, infrangersi per poi volare, spaziare tra "Incanto di Donna" in versi sciolti che incarnano sensuali, ambite emozioni e "Nudo come la notte" ("Immagino il tuo corpo di ventenne/... /Scrivo questi versi prima che fuggano/ come desideri mossi dal vento").
Diviene inno, quasi preghiera, mancato respiro la poesia, quando è "Il colore della vita" e "assai più gelido è l'attimo/ che ti risucchia nell'ignoto". Bellissima ed inquietante lirica con la quale il poeta Colli dà voce a chi non sarà mai dato gioire del prodigioso incanto del nascere ma ecco che con la poesia "vivrà", protagonista eterno, quasi a voler rendere giustizia, leggerezza ai suoi affanni e nella chiusa colpisce ed affonda, l'eterno rimorso: "Leggero è il silenzio/ dei miei affanni, troppo pesante la zavorra/ di chi ha giocato a dadi con la vita". Il poeta descrive il suo tempo: storie, accadimenti, problemi sociali, e lo fa attraverso "un vizio assurdo": "La poesia è il tuo vizio, assurdo/ in un'epoca la cui essenza/ è rumore:camaleonte dei nostri tempi,/ penetri l'identico in varietà multiformi". Il poeta la ama, la poesia, per lui è vita; se così non fosse la pioggia non avrebbe parole: "Non fa rumore/ la pioggia quando bussa/ con le sue parole fradice di terra". È ricorrente la pioggia, nella poesia del Colli, quasi a voler lavare le impurità della Terra. Ed ecco il poeta attingere ai tramonti sul mare ("Ammirare il mare verso sera/ è sfogliare le pagine dell'ignoto"), ai silenzi della notte ("Nel silenzio della notte o quando/l abili ombre accenna la sera/ si dice che nasca una poesia"), alle tinte dell'autunno ("L'alloro può solo attendere/ la solenne pietà dell'incipiente/ autunno. E placida veglia la luna") per far giungere al lettore profumi, colori. E il poeta sa anche come far riaffiorare l'attimo nel rievocare tragici eventi con la pietà della parola nelle poesie "dedicate" a: Yara Gambirasio in "Sorriso di Bambina"; alle vittime della strage alla stazione di Bologna e alle loro famiglie in "2 Agosto, ore 10.25"; ed ancora a Marco Simoncelli in "Eppure Correvamo Felici"; alle vittime della Shoah in "Il Fornaio di Dachau"; a Pier Paolo Pasolini in "Non lasciate che uccidano i poeti", l'intensa lirica che lancia un grido al mondo ("Non lasciate che vincano i rimpianti/ finché il futuro donerà domande/ libere dalla boria dei profeti").
C'è un affascinante viaggio da percorrere tra le pagine della poesia e Stefano Colli ci accompagna con le parole che "scrutano gli occhi della notte/ e fanno rumore quando sfidano la luna/ che sbircia discreta i nostri sogni".

RECENSIONE 'CAFFE' GOYA'

14.08.2014 12:17

12Aug

"Qualcosa di insolito" - Stefano Colli

Pubblicato da Caffe Goya

Di insolito la trama di questo romanzo del mistero ha tutti gli elementi , imprevedibili, ma soprattutto fantasiosi, grotteschi e noir al tempo stesso.

Sulla scia dell’ispirazione del capolavoro di M.Bulgakov “Il maestro e Margherita” di cui contiene una bella citazione in apertura, lo scrittore Stefano Colli avvicina la sua penna maggiormente ai romanzi di Allan Poe in cui trama psicologica, thriller e mistero si fondono in un unicum indissolubile. La storia, di cui vivamente consigliamo la lettura per il discostarsi dalle solite letture di evasione tipiche del genere impropriamente definito “giallo”, si dipana tra quattro stadi incastrati uno dentro l’altro, ma singolari e originali nella visione di scene cinematografiche, e nell’eterno scontro tra bene e male, con quell’originalità di stile e contenuti colti ed enigmatici.

Il conte Woyacek e il commissario Boranga, capo della squadra omicidi di Grosseto, sono i protagonisti di vicende e indagini che attraversano la Maremma, Catania, Londra, Stonehenge e altre località non prive di altrettanto fascino, che fanno da sfondo all’intreccio di una trama davvero “insolita”.

La vicenda inizia con la partenza in treno di alcune persone risvegliatesi dal sonno eterno, che verso una destinazione sconosciuta, sono destinate ad incontrarsi in un castello dove uno strano conte è pronto ad offrir loro una nuova vita, purchè il superamento di alcune prove consenta agli ignari soggetti di portare a termine il loro progetto di vita, accettando da un lato le debolezze e al contempo evitando di ripetere gli errori comuni di tutte le esistenze.

Lo stile è senza dubbio denso di originali percorsi con risvolti psicologici inaspettati, attraverso i quali le vite di queste persone dovranno passare,in presenza di elementi al di fuori di ogni comune sentire.

Per non svelare troppo dell’intreccio, diremo che la lettura scorre piacevolmente fluida anche per l’interesse che crea la descrizione, sullo sfondo, di una società, la nostra, mai priva di contraddizioni, ma esaminata attraverso dettagli ricchi di sfumature antropologiche, filosofiche, storiche che vanno al di là dei territori di cui parla e accomunano i lettori di ogni dove.

L’ironia del personaggio di Kasper, un gatto nero speciale, è un altro elemento che ammalia e coinvolge in una lettura e una trama che resta sospesa si tra mistero e luce, ma avvolge per primo lo spettatore, il quale, come fosse a teatro, dove le riflessioni accompagnano la visione delle immagini, si chiede : ma ad ogni errore c’è poi un rimedio ?

La soluzione non è chiara e limpida, gli ingredienti a tratti scabrosi, oscuri e surreali condiscono questo lavoro per non lasciar nulla al caso, ma neanche all’ovvio delle facili interpretazioni.

Troviamo, in realtà, due piani di lettura su cui procedere: quello della storia, con fatti e accadimenti continui a cui prestare attenzione, e un altro, più mistico, surreale, o meglio scavato nel profondo, in cui ci sono dettagli su cui riflettere perché comuni alle esistenze di noi tutti, il coesistere di due piani che in molte vite di oggi, spesso si ignorano, ma sono radicati e presenti.

E noi ci ritroviamo avvolti, ammirati e carichi di suggestioni emotive discese negli strati più oscuri del nostro essere.

Il vero fine, e l’utile, di ogni lettura che sappia davvero arricchire lo spirito.

La redazione di Caffegoya

Stefano Colli è nato e vive a Grosseto. Filosofo di formazione, insegna al liceo scientifico. Oltre che alcune poesie pubblicate sul sito www.aphorism.it, ha già al suo attivo il romanzoL’estate di Emma (Europa Edizioni). Questo ultimo lavoro è pubblicato da I libri di Emil.

"Qualcosa di insolito" - Stefano Colli

 12Aug

 

premio san domenichino

22.07.2014 21:34

Ieri ho ricevuto la seguente comunicazione:

 

Oggetto: Comunicazione di

“Assegnazione premio”                                   Allo Scrittore                                                            

                                                                              STEFANO COLLI

                    

 

     Con la presente, si comunica che la giuria del “Premio letterario di Poesia e Narrativa San Domenichino- Città di Massa 2014 – edizione n° 55”, Le ha assegnato il seguente riconoscimento:

 

8°    CLASSIFICATO  Sez. “F”-PREMIO SPECIALE- “DIPLOMA D’ONORE” -  per l’opera:

 “ QUALCOSA DI INSOLITO”

 

I personaggi sentitamente ringraziano ...

RECENSIONE APHORISM

27.05.2014 19:16

Ecco la recensione della redazione di 'aphorism' su 'QUALCOSA DI INSOLITO'

 

Qualcosa di insolito

http://www.aphorism.it/img/books/Colli_qualcosa_insolito.jpg?%7b%22Size%22%3a%220%2c+0%22%2c%22CropRect%22%3a%2213%2c+19%2c+637%2c+899%22%2c%22SizeBoundLimits%22%3a%22120%2c+187%22%2c%22Quality%22%3a65%7d

di Stefano Colli

editore: I libri di Emil

pagine: 304

prezzo: 14.45 €

Acquista `Qualcosa di insolito`!Acquista!

Un romanzo magistrale questo del filosofo Stefano Colli, strutturato in quattro parti tra loro ben coese. Un thriller psicologico, in cui si fa ampio, esplicito e opportuno riferimento ai meccanismi psichici che ci dominano a nostra insaputa, vista la presenza invasiva di un inconscio che determina il nostro destino, i nostri lapsus e atti mancati.
Azzeccatissimo il titolo, perché, come si ribadisce più volte, la vita non si capisce e capitano le circostanze più variegate e insolite appunto che scompensano gli equilibri costruiti per una vita. Il romanzo è strutturato come una matriosca con un plot intrigante, avvincente e pieno di sorprese, con un intreccio superbo tra finzione e realtà. Ci troviamo di fronte ad una serie di misteri che restano tali, aperti a più interpretazioni, come la vita stessa che non si lascia definire. Pirandellianamente ciascun personaggio si fa interprete della sua verità che sembra urtare con la realtà (?) dei fatti e con il punto di vista degli altri. Emerge un’impostazione alla Heidegger per cui la vita è una nostra rappresentazione, soggettivamente interpretata e non esiste una realtà oggettiva kantiana che ci possa supportare nel nostro peregrinare su questa terra. L’intreccio inizia con la partenza  di taluni personaggi, ridestati dalla morte, che vengono condotti nel castello di Cromeniz, tra Brno e Olumouc, dove li attende un misterioso uomo, forte e potente, che promette loro di riavere una forma di vita, stante la capacità di superare prove che consistono nell’accoglimento delle loro fragilità, dalla cui consapevolezza ripartire per proiettarsi in nuove forme di esistenza. Non a caso ciascun personaggio deve leggere un testo di una tragedia greca che rappresenta la peculiarità dell’indole di ciascuno. Si tratta anche di un romanzo impietoso, come quello di un filosofo platonico, che inchioda ciascuno al suo sé, alla consapevolezza del dàimon che lo agita, lo guida, ma lo fa anche smarrire. Per cui il romanzo, mentre diverte, nel senso etimologico, di farci uscire dalla monotonia del quotidiano e della via maestra, inquieta non poco perché costringe anche il lettore a porsi dinanzi lo specchio delle sue insicurezze, perversioni, aberrazioni mentali.
Come ben si dice nella quarta di copertina, "il romanzo è l’analisi impietosa della nostra società…" attraverso soprattutto il punto di vista scanzonato e sagace del gatto Kasper, il quale pone ciascuno di fronte ad una amara verità freudiana: siamo rimozione delle nostre pulsioni nascoste con le quali non si può fare a meno di fare i conti, perché è la vita a chiedere il redde rationem. La parte oscura, inconscia, afferisce non solo ai singoli individui, ma alla società tutta, che annaspa cercando di dimenticare e rimuovere ciò che in verità è.
Ho volutamente accennato brevemente alla trama, perché trattasi di thriller che non va svelato in una recensione, ho sottolineato soprattutto il fine impianto psicologico, degno del testo freudiano Psicopatologia della vita quotidiana, accanto alla scorrevolezza ed eleganza di uno stile consono alla tipologia di romanzo, ma al contempo presente con taluni significativi squarci lirici.
Un libro per tutti, ma soprattutto per chi ama perdersi dentro una storia senza soluzione, metafora della vita, attraverso un registro linguistico sicuramente mimetico e gradevole.

recensione di Giovanna Albi

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Commenti

 

recensione qlibri

14.04.2014 19:57

Inserisco qui la recensione ddella redazione di qlibri:

 

 RECENSIONE DELLA REDAZIONE QLIBRI

 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
 
Ginseng666Opinione inserita da Ginseng666    12 Aprile, 2014
Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 2014
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

THE MISTERY OF DEVIL...

Si tratta di un libro piacevolissimo e intrigante ispirato al capolavoro di M. Bulgakov"Il maestro e Margherita": infatti si apre con una citazione estrapolata appunto dallo stesso.
Non esiste titolo più appropriato "Qualcosa di insolito" perchè è effettivamente una vicenda insolita, accattivante e inquietante...intrisa di misteri che anche alla fine rimangono tali, non saziando completamente la sete del lettore che non riesce a comprendere in pieno il senso del groviglio della storia.
Giallo psicologico e thriller misterioso, noir che riesce in alcuni punti anche ad essere spaventoso e intrigante, si presta bene a infinite interpretazioni anche perchè non esiste una verità sicura e definita; però forse è in questo che si cela il fascino occulto del libro.
La vicenda inizia con la partenza di alcune persone che destate dalla morte, vengono attirate in un castello dove uno strano personaggio, potente ed enigmatico, offre loro una nuova possibilità di vita, se riusciranno a superare alcune prove che consistono nell'accettazione delle loro debolezze e nel saper gestire la loro esistenza in un modo più dignitoso e utile....senza ripetere gli errori del passato.
Dopo la prova di cui l'esito rimane nebuloso e avvolto nel mistero, la storia si snoda intorno ad altre figure: un professore, musicisti e la vita di provincia di un anomalo, commissario anche lui diverso dai suoi simili che si trova immerso nella risoluzione di una serie di omicidi inusuali e avvolti nel mistero....
Lo scontro tra il commissario e il suo enigmatico antagonista rappresenta il senso più profondo di questa storia: tra luce e oscurità rivela tutti i vizi, le debolezze del genere umano, intento a lottare quotidianamente con i suoi demoni...e non sempre rivolto verso la luce.
Consiglio questo libro a coloro che come me sono appassionati di storie del mistero.
Sicuramente ne rimarranno affascinati. Ho apprezzato questo libro anche per la sua originalità che provaca inquietudine, ma che solletica curiosità e interesse.
Saluti.
Ginseng666

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Consigliato a chi ha letto...
"Il maestro e margherita" di M. Bulgakov
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Ginseng666Opinione inserita da Ginseng666    12 Aprile, 2014
Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 2014
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THE MISTERY OF DEVIL...

Si tratta di un libro piacevolissimo e intrigante ispirato al capolavoro di M. Bulgakov"Il maestro e Margherita": infatti si apre con una citazione estrapolata appunto dallo stesso.
Non esiste titolo più appropriato "Qualcosa di insolito" perchè è effettivamente una vicenda insolita, accattivante e inquietante...intrisa di misteri che anche alla fine rimangono tali, non saziando completamente la sete del lettore che non riesce a comprendere in pieno il senso del groviglio della storia.
Giallo psicologico e thriller misterioso, noir che riesce in alcuni punti anche ad essere spaventoso e intrigante, si presta bene a infinite interpretazioni anche perchè non esiste una verità sicura e definita; però forse è in questo che si cela il fascino occulto del libro.
La vicenda inizia con la partenza di alcune persone che destate dalla morte, vengono attirate in un castello dove uno strano personaggio, potente ed enigmatico, offre loro una nuova possibilità di vita, se riusciranno a superare alcune prove che consistono nell'accettazione delle loro debolezze e nel saper gestire la loro esistenza in un modo più dignitoso e utile....senza ripetere gli errori del passato.
Dopo la prova di cui l'esito rimane nebuloso e avvolto nel mistero, la storia si snoda intorno ad altre figure: un professore, musicisti e la vita di provincia di un anomalo, commissario anche lui diverso dai suoi simili che si trova immerso nella risoluzione di una serie di omicidi inusuali e avvolti nel mistero....
Lo scontro tra il commissario e il suo enigmatico antagonista rappresenta il senso più profondo di questa storia: tra luce e oscurità rivela tutti i vizi, le debolezze del genere umano, intento a lottare quotidianamente con i suoi demoni...e non sempre rivolto verso la luce.
Consiglio questo libro a coloro che come me sono appassionati di storie del mistero.
Sicuramente ne rimarranno affascinati. Ho apprezzato questo libro anche per la sua originalità che provaca inquietudine, ma che solletica curiosità e interesse.
Saluti.
Ginseng666

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ANTEPRIMA 'QUALCOSA DI INSOLITO'

13.02.2014 19:26
I LIBRI DI
 EMIL
Stefano Colli Qualcosa di insolito
 
Composizioni
49
 
Stefano Colli
Qualcosa di insolito
i libri di
EMIL
© 2014 Casa editrice Emil di proprietà Odoya srl
ISBN: 978-88-6680-088-0
I libri di Emil
Via Benedetto Marcello 7 – 40141 Bologna
 
www.ilibridiemil.it
 
 
Margherita non aveva voglia di dormire. Accarezzava affettuosamente il
manoscritto, come s’accarezza un gatto prediletto, e lo rigirava fra le mani,
esaminandolo da ogni lato, ora soffermandosi sul frontespizio, ora aprendo
l’ultimo foglio. Improvvisamente l’invase il terribile pensiero che tutto ciò
fosse una stregoneria, che a momenti i quaderni sarebbero scomparsi, essa si
sarebbe ritrovata, nella sua camera da letto nella palazzina e, svegliandosi,
avrebbe dovuto andare ad annegarsi. Ma questo fu l’ultimo pensiero terribile,
la ripercussione delle lunghe sofferenze che aveva patito. Nulla spariva,
l’onnipotente Woland era davvero onnipotente, e finché voleva, anche fino
all’alba, Margherita avrebbe potuto sfogliare i quaderni, contemplarli e
baciarli e rileggere le parole…
Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita
 
 
PARTE PRIMA
 
 
Il castello
 
1.
 
Quando guardiamo là fuori, verso le colline che si scorgono
dal finestrino del treno in corsa, sembra riannodarsi un nastro.
Tale visione produce una sorta di effetto ipnotico, in grado di
materializzare i ricordi e di farli diventare terribilmente pesanti,
di una pesantezza a tratti insostenibile. La cosa buffa è che, in
genere, mancano all’appello dettagli significativi, tasselli di un
puzzle che non si può interamente ricomporre. Forse è tipico
della nostra condizione: quando credi di aver capito, quando sei
sul punto di padroneggiare una situazione, ecco che l’incantesimo
si scioglie e resti come un allocco. Allora anche le poche
certezze che avevi incamerato si sciolgono come neve sferzata dal
gelido vento invernale. Un vento ammonitorio ma al contempo
salutare, che ti riporta a ciò che sei, fragile anello di una catena
che non tiene. Almeno la vista delle colline è gradevole e dolci
le loro insenature, come la brezza settembrina di questi giorni. Il
problema è ciò che non si vede, al di là dell’orizzonte.
Matteo stava riflettendo quasi a voce alta, solo com’era nello
scompartimento a quattro posti del treno che aveva preso appena
due ore prima, e già gli parevano un’eternità. Un ragazzo giovane,
poco più che trentenne, di corporatura piuttosto esile ma dal carattere
d’acciaio, proprio in virtù del quale aveva coronato il suo
sogno: trasferirsi dalla sua bella ma brumosa Ferrara in Nigeria,
dipendente di un’associazione umanitaria che si occupava della
formazione di bambini e adolescenti del luogo, in posti dimenticati
da Dio, dove il primo comandamento che veniva insegnato
era l’istinto di sopravvivenza. Il suo entusiasmo e il carattere tenace
e solare, dopo le iniziali diffidenze, lo avevano fatto benvolere da
tutti, in questo paese martoriato dove gli attentati ai cristiani erano
ormai all’ordine del giorno. Con buona pace dei genitori, pensio6
nati tranquilli ma apprensivi per quel figliolo, che avrebbero visto
bene verso altre destinazioni, specie dopo la sua laurea in lettere ad
indirizzo moderno. Ma per Matteo fare qualcosa a favore degli altri
era stata, sin da piccolo, un’autentica vocazione. Per ingannare il
tempo, in un viaggio che sarebbe durato ore, si decise a leggere il
Prometeo incatenato di Eschilo, la tragedia greca nella quale il Titano,
reo di aver rubato il fuoco sacro a Zeus, viene imprigionato
ad una roccia ai confini della Terra nella regione della Scizia. A
dire il vero, Matteo sapeva bene che doveva leggere quel libro: le
istruzioni al riguardo erano state molto perentorie. Peraltro, non è
che di per sé la cosa gli dispiacesse: pur essendo laureato in lettere
moderne, il mondo greco lo aveva sempre appassionato, soprattutto
le vicende di quel filantropo ribelle che lottava contro il potere
del capo degli dei dell’Olimpo, in un contrasto tra natura e cultura,
che è quanto di più ancestrale vi sia tra i motivi alla base della
civiltà occidentale. Il problema era il contesto, la situazione a dir
poco paradossale che stava vivendo da alcune ore. Aveva iniziato
da circa mezz’ora la sua lettura, quando, a distanza di pochi minuti
l’uno dall’altra, due passeggeri entrarono nello scompartimento a
incrinare il silenzio necessario per potersi concentrare: il primo fu
un uomo di mezza età, ben piantato, distinto e dal portamento
severo, che aveva tutta l’aria di essere un funzionario dell’agenzia
delle entrate (o almeno Matteo così se lo figurava); dopo poco, la
loro quiete fu scossa dall’apertura repentina e rumorosa della porta
scorrevole, dalla quale fece capolino una ragazza dai capelli rossi e
dall’aria assai disorientata. Aveva un che di strano, indubbiamente,
almeno ad uno sguardo convenzionale, quale era quello del signore
distinto, che la squadrava attento tentando di capire da che razza
di mondo fosse sbucata la tipa, a occhio e croce pressoché coetanea
di Matteo. Nonostante l’atteggiamento spaurito, la ragazza si mostrò
subito estremamente loquace. Si chiamava Elène, era francese
e parlava un italiano corretto, per via dei nonni materni. Sin dalle
sue prime frasi, tuttavia, ella mostrò un comportamento decisamente
bizzarro: “Scusate, ma non sono abituata a questi vestiti.
Comodi, per carità, e poi non è che io sia mai stata troppo attenta
all’etichetta e ai formalismi, ma questi jeans o come si chiamano
non mi vanno a genio. Alla velocità dei treni riesco ad abituarmi,
ma a questi ed altre cose, proprio no”.
7
 
 
“Mi scusi, signorina, ma al giorno di oggi non esistono solo i
jeans. Non poteva indossare qualcosa di più… diciamo comodo
per le sue esigenze?” si permise di intervenire il signore di mezza
età. “Beh, è tutto ciò che ho trovato quando mi sono risvegliata;
non è che ci fosse chissà cosa, in quell’armadio e poi, vedere quel
video, Dio mio, mi ha piuttosto sconvolta…”.
I due uomini si guardarono sbigottiti, pur non replicando alla
inconsueta affermazione. “Dov’è diretta, signorina? Scusi se mi
permetto…” chiese l’uomo distinto. “Mah, nel biglietto che mi
è stato dato è indicata una località… mai sentita, deve essere in
Moravia o che so io…”.
Matteo ebbe come un sobbalzo, senza però darlo a vedere.
“No, io mi fermo a Vienna, motivi di lavoro” rispose l’uomo, ma
sono stato da quelle parti, gran bei posti. Va in vacanza?”
“Anche io sono diretto là, credo che la signorina abbia vinto,
come il sottoscritto, un viaggio premio legato ad un concorso
Vodafone…” si affrettò a dire Matteo.
“Un concorso che…?” fece trasecolata Elène.
“Beh, sì, certe volte le clausole del contratto non sono troppo
chiare, oppure ti avrà fatto una sorpresa qualcuno dei tuoi parenti…”
esternò Matteo, con l’aria sempre più inebetita. “I miei
parenti? Sono morti tutti!”
“O povera ragazza” sbottò l’uomo distinto “che vita sfortunata!
Ma così giovane, già ha perduto tutti i parenti?”
“Altro che, quel maggio fu davvero terribile… del resto ne
avrà sentito parlare, no? Della Comune di Parigi, intendo!”
Il signore distinto rimase di stucco e i suoi occhi assunsero uno
sguardo fisso, come se si fossero pietrificati all’istante. Proprio in
quel momento entrò il controllore, il che consentì di allentare
la tensione che si respirava nello scompartimento. Ad un tratto,
mentre il funzionario esaminava il biglietto della ragazza, Matteo si
avvicinò all’orecchio dell’uomo di mezza età bisbigliandogli: “Stia
tranquillo, la assecondi. Ha problemi psichiatrici e io ho il compito
di accompagnarla in una clinica specializzata in Moravia. I suoi
le hanno tentate tutte, ma niente da fare”. L’uomo, tra l’imbarazzato
e il perplesso, rispose annuendo con la testa, sebbene i suoi
dubbi non si fossero certamente dissipati. Si domandava, prima di
tutto: se le cose stavano così, perché la tipa girava regolarmente da
8
 
 
sola nel treno ed era entrata dopo di lui? Quesito legittimo, ma le
sue domande sarebbero destinate a rimanere senza risposta.
Una volta allontanatosi il controllore, l’uomo uscì dallo
scompartimento con un sorriso gentile e imbarazzato, dicendo
che aveva bisogno di un bagno. Fu allora che Matteo colse l’occasione
per intervenire: “Ascolta, Eléne o come ti chiami, ma ti
ha dato di volta il cervello? Manca poco che quel povero diavolo
ci restava secco!”
“Beh, mi è scappata… ma allora, scusa, come dovrei comportarmi?
Io non sono mai stata in grado di mentire. Tutto ciò mi
pare così assurdo. Ma allora tu sei…”
“Esattamente. Qualcuno ha stabilito che dovessimo incontrarci
e io badare a te. Assurdo o no – replicò il ragazzo – le cose
stanno così. E poi certe volte mentire è necessario. Come in questo
caso. Serve ad evitare guai peggiori”.
“Mentire è tipico della borghesia. Sì, ecco, è la falsa coscienza
della borghesia. Anche tu sei uno di loro, per caso?”
“Senti bella, io non sono affatto borghese come pensi tu. Nella
mia vita ho sempre difeso i più deboli, fino a rischio… beh, è
inutile che continui. Spesso ti sembra di combattere contro i mulini
a vento, di scontrarti con poteri che stanno dietro un muro
invalicabile. Nonostante ciò, non mi pento delle scelte fatte. Ti
assicuro che gli sguardi di quei poveri bambini indifesi ti ripagano
di ogni sofferenza e ti danno la garanzia che almeno esisti e
stai facendo qualcosa per cui valga la pena vivere”.
“Sì, non lo metto in dubbio, è un’iniziativa lodevole. E tuttavia,
non risolve il problema alla radice, ne sposta solo la traiettoria.
I burattinai che reggono i fili restano al loro posto”.
“Lo so, ma nonostante gli sforzi fatti, quand’anche sia stato
possibile sostituirli, sono spuntati altri burattinai non meno spietati
di loro. Hai visto il video, sì?”
Eléne abbassò lo sguardo e dai suoi occhi verde smeraldo uscirono
alcune lacrime di sconforto. “Sì, l’ho visto. E mi pare tutto
così pazzesco…”
Evidentemente, chi reggeva i fili della matassa aveva predisposto
l’incontro tra i due giovani e che Matteo sostenesse in qualche
modo la bella Eléne. Assurdo o bizzarro che fosse, questo era
il labirinto delineato per le loro vite. Perché e verso quale meta?
9
 
 
2.
 
Faceva piuttosto caldo, per essere settembre. Quella stanza,
poi, era esposta al sole per almeno metà della giornata. Salvatore
fu svegliato dalla luce che penetrava discretamente dalla persiana
appena socchiusa. Aprì gli occhi, sollevò leggermente la testa
verso il soffitto, finché il suo sguardo non colse, ad uno degli
angoli estremi della parete, un ragnetto intento a tessere la sua
ragnatela, già piuttosto fitta.
A dire il vero, egli scorse prima la ragnatela e solo in un secondo
momento il suo artefice: fu semplice distinguerla, poiché
la penombra in cui era avvolta la stanza contrastava, secondo una
irripetibile gradazione cromatica, con l’angolo all’estrema sinistra
del soffitto, dove i fiochi raggi solari filtrati dalle persiane
immortalavano il capolavoro ingegneristico dell’alacre animaletto.
Situazione strana e paradossale: in un altro contesto, l’uomo
avrebbe potuto in ogni momento distruggere con un colpo di
scopa quel prodotto della natura e costringere il ragno a ricominciare
daccapo, sempre che fosse riuscito a filarsela in tempo.
Adesso, il gioco appariva rovesciato: l’essere umano lì, in procinto
di uscire dal torpore nel quale era avvinto da chissà quanto
e l’animale lassù, a vegliare su di lui, decisamente più padrone
della situazione e in grado di poter magari prevedere la prossima
mossa dell’avversario. Salvatore, ancora intorpidito dal suo
lungo sonno, ebbe ad un certo punto come un sussulto, misto a
raccapriccio, un qualcosa che proveniva da chissà quale remoto
e ancestrale scompartimento dell’animo: la ragnatela stava lì, per
una semplice quanto perversa associazione di idee, a ricordargli
la sua condizione di persona inchiodata in un letto, che non
ricordava né chi era né da dove veniva. Lo stato d’animo, angosciato
e attonito, di questo povero diavolo non è assolutamente
descrivibile. Con i muscoli ancora indolenziti, rimasti fermi per
un periodo umanamente non calcolabile, Salvatore si alzò lentamente,
come se stesse rinascendo a nuova vita (e in un certo
senso era proprio così…); una volta messosi a sedere, con la testa
fra le mani, confuso e abbattuto da una prostrazione quasi metafisica,
che pareva prosciugargli le viscere, egli iniziò a pensare,
ma più si sforzava di ricordare, più il mal di testa manifestatosi
10
 
 
al momento del risveglio pareva tormentarlo con maggiore veemenza.
Si alzò muovendosi dapprima quasi a tentoni, poi, presa
confidenza con il pavimento come un bambino che sta imparando
a nuotare, cominciò a muoversi lungo la stanza, pur avendo
sempre la sensazione di annaspare per mancanza di ossigeno. A
momenti gli sembrava di riemergere, ma quando qualche vago
ricordo finalmente era sul punto di riaffiorare, allora ricompariva
la nebbia e Salvatore tornava giù, in procinto di affogare, e stavolta
per sempre.
La stanza, spartana ma confortevole, aveva una scrivania adagiata
contro il muro, vicino alla finestra; al centro di essa si notava
una lettera, indirizzata proprio a lui ed un libro. Salvatore aprì
la missiva. Il suo contenuto era essenziale come l’arredamento
della camera e forniva alcune basilari informazioni: diceva che
nell’armadio c’erano dei vestiti, indicava un cassetto con dentro
una cartina della città, conteneva un biglietto per il treno e uno
per l’autobus e soprattutto… invitava ad accendere il televisore
al centro della stanza e a guardare la cassetta adagiata appena
fuori dal videoregistratore, appoggiato sul carrello che ospitava
la TV. Egli rimase sempre più basito, anche perché era la prima
volta che vedeva un aggeggio del genere. Da ultimo, consigliava
caldamente di leggere il testo posto sulla scrivania: l’Aiace di
Sofocle. Da ragazzo egli aveva letto qualcosa del grande tragediografo,
ma non questa opera. D’altra parte, il contesto gli pareva
assai bizzarro e il pensiero dell’eroe omerico si defilò nella sua
mente confusa. Gli venne poi spontaneo fare una cosa che fino a
quel momento era rimasta in secondo piano: guardarsi addosso.
Indossava una divisa, che aveva tutta l’aria di essere militare. Si
guardò allo specchio e il suo disagio non fece che aumentare.
Non si riconosceva, non sapeva chi era. Un incubo, pensò. Ad
un tratto percepì un rumore forte venire da fuori: il boato di un
aereo. Il mal di testa si fece più acuto, fino a quando… ebbe un
barlume, che divenne via via più nitido. E una parola iniziò a
ronzargli nella testa, sempre più insistente: Salò. Sì, quella divisa
apparteneva ai combattenti di Salò. Per la precisione, alla tristemente
famosa X MAS. I ricordi cominciarono ad affluire sempre
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più copiosi. La decisione di arruolarsi, i contrasti in famiglia,
specie con il fratello, le marce, i combattimenti. Gli ritornò familiare
quel fatidico 8 settembre, spartiacque per la vita di tanti
connazionali. Proprio quando gli sembrava di aver raggiunto un
certo equilibrio, Salvatore sobbalzò rischiando di cadere: il suo
sguardo era caduto sul calendario al muro. Era girato al 4 luglio
(sebbene fossimo a settembre), ma a procurargli sgomento fu la
data: 2012. A questo punto, la chiave di tutto non poteva essere
che il televisore. Del resto, la breve lettera sconsigliava risolutamente
di intraprendere qualunque altra azione non contenuta
nelle sue poche righe. Accese la TV e adagiò la cassetta dentro
il video registratore. Il filmato partì. Era di carattere storico, accompagnato
da una cronaca chiara e lapidaria. Iniziava dall’invasione
tedesca della Polonia e finiva con un resoconto sull’attuale
crisi economica. Circa un’ora e mezzo in tutto. I momenti più
difficili per il nostro personaggio furono due: le scene di piazzale
Loreto e soprattutto, Auschwitz. Salvatore iniziò a piangere: un
pianto fatto di rabbia e incredulità, che si tramutò in un’autentica
crisi quando guardò nuovamente la data del calendario. Gli
venne l’impulso di gridare fuori dalla finestra, di uscire in mezzo
alla strada e chiedere aiuto, ma sapeva che tutto sarebbe stato
inutile. Del resto, il post scriptum con cui si concludeva la lettera
non lasciava adito a dubbi: “Seguite le istruzioni. Non esistono vie
di fuga. Non ci sono perché”. Più i ricordi si facevano ormai nitidi,
maggiore era lo sgomento che si impossessava del suo animo.
La dinamica degli eventi era chiara, il come. Sul perché, risultava
impossibile qualunque congettura. Salvatore guardò verso la
ragnatela all’angolo del muro: se ne stava lì, quasi ad incombere
sulla stanza, simile in questo al Fato avverso che condusse il prode
Aiace al suicidio, come se fosse in quel punto da sempre. Del
suo artefice, al momento, nessuna traccia.
12
 
 
3.
Praga è una città regale, con quelle guglie imponenti che sembrano
incombere sugli esseri umani così piccoli e inermi rispetto
alla sua magnificenza; tuttavia, quando ci si confonde nelle
strade del centro storico, essa appare magicamente a misura
d’uomo, accogliente anche per chi vi metta piede per la prima
volta. Quando il crepuscolo avvolge ogni cosa per annunciare
l’imminente apparizione della notte, le persone iniziano ad essere
investite da un comune destino, da scenari imprevisti in grado
di modificare le rispettive esistenze sulla base di un copione che
sfugge in buona parte alla loro volontà.
La Praga vissuta da Katharina è decisamente diversa da quella
di oggi. Essa ha provato sulla sua pelle gli orrori dei due estremi
che si toccano: l’occupazione nazista e, per molto più tempo,
la morsa opprimente del comunismo sovietico. Era appena una
bambina quando Heydrich, il vice di Himmler, fu ucciso dalla
resistenza in un sobborgo della città. Aveva fissato gli occhi della
sorella, Milena, catturata dai nazisti per essere deportata ad
Auschwitz. Lo aveva fatto per pochi secondi, che valgono però
un’eternità, quando in gioco c’è la vita e la consapevolezza che
non puoi far nulla per chi se ne sta andando in un luogo dimenticato
da qualunque tipo di pietà, umana e divina. La colpa
di Milena era quella di essere la ragazza di un giovane affiliato
alla resistenza. Il fratello, Pavel, sparì senza lasciar traccia decenni
dopo, in seguito a quella Primavera di Praga a cui partecipò
con entusiasmo. Il rosso e il nero: per Katharina, due facce della
stessa medaglia. Una mattina si svegliò e Pavel si era dissolto nel
nulla, come cenere spazzata via dal vento. Di lui non si seppe
più niente. Sebbene sia difficile fare paragoni tra due disumane
nefandezze, ella non si dava pace di ciò che era capitato al fratello
assai più del viaggio senza ritorno di cui era stata vittima Milena:
di quest’ultima almeno conosceva la destinazione, ma Pavel era
sparito nel nulla e per quel regime spietato era come se non fosse
mai esistito. Lei sapeva cosa vuol dire vivere la morte dell’anima,
essere schiavi di un sistema che controlla capillarmente i meandri
più reconditi dell’esistenza privata delle persone. Il futuro
13
 
 
diventava un miraggio, qualcosa che scompariva persino dal vocabolario
quotidiano. Si ricordava bene del racconto della sua
amica, Karina, una storia che difficilmente si può dimenticare.
Lei e il marito si erano procurati una copia clandestina, in inglese,
di 1984, il capolavoro di George Orwell. Volevano leggerlo
da tanto tempo. Avevano preso tutte le precauzioni del caso, chi
glielo aveva fatto avere era gente fidatissima; nonostante ciò, una
sera la polizia fece irruzione nel loro appartamento e cominciò a
mettere a soqquadro tutto ciò che capitava a portata di mano. Poi
minacciarono di torturare Karina e il coniuge, Andreas, fu costretto
a rivelare il nascondiglio. Quando Andreas fu interrogato
dai poliziotti, lei dovette rimanere fuori dalla stanza. Capì subito
il motivo e non era certo un gesto di clemenza. Le urla dell’uomo
echeggiavano lungo tutto l’edificio. La porta fu lasciata socchiusa
affinché Karina udisse; a restarle impresso fu il rumore sinistro
delle ossa che si spezzano e quello della carne bruciata. Una volta
che la giovane provò a piangere ad alta voce, più intense furono
le grida di Andreas che le sue orecchie dovettero sopportare. I
due vennero rilasciati (e il partito andava perfino ringraziato per
un simile gesto) e non ebbero più voglia di leggere alcunché. Il
ragazzo non poté avere figli e soffrì per il resto della sua vita di
attacchi di panico, oltre ad essergli rimasta un’invalidità permanente
alla mano sinistra.
Anche per il marito di Katharina le cose non si erano messe
bene: essere amico del drammaturgo Vaclav Havel ti imprimeva
il marchio del deviazionista, di uno che usciva pericolosamente
fuori dai canoni stabiliti dal potere. Egli, da promettente scrittore
anticonvenzionale e fuori dagli schemi del partito, fu declassato a
modesto usciere di uno dei tanti uffici nei quali grigi e ottusi burocrati
vegetano, dicendo sì ai dettami della nomenclatura, alla
stregua di marionette senz’anima.
Dopo un’esistenza vissuta quasi in apnea, la donna credeva di
essersi meritata almeno un po’ di pace, invece quella lettera aveva
sconvolto il suo equilibrio. Nuovamente sembrava incombere
su di lei una forza oscura, inafferrabile, che la costringeva a fare
qualcosa senza un perché.
14
 
 
Ironia della sorte, non aveva avuto modo di assistere neanche
agli eventi del fatidico ’89, sicché quando vide la cassetta, lacrime
di commozione solcarono, discrete, i suoi occhi cerulei. Del
resto, durante tutta la sua vita era stata costretta a fare ogni cosa
con circospezione, a celare anche i propri sentimenti. Adesso non
poteva neanche godersi la libertà da un sistema che le aveva rubato
la parte migliore dell’esistenza: l’aspettava un treno per la Moravia,
verso una destinazione che nessuno, al momento, era in
grado di spiegarle. Ammesso che per lei ci fosse mai stato posto
per qualunque genere di spiegazione. Fino ad ora, forse meglio di
chiunque altro aveva sperimentato la veridicità di quelle parole
impresse nella lettera: “Seguite le istruzioni. Non esistono vie di
fuga. Non ci sono perché”.
Le istruzioni le aveva sempre seguite, senza un motivo, e stavolta
non se la sarebbe sentita di ricominciare, proprio per il fatto che
vie di fuga non ne esistevano. L’unica cosa che aveva iniziato a fare,
lei che era sempre stata un’appassionata lettrice, fu cominciare il libro
che le laconiche righe della missiva le avevano affidato in lettura:
l’Antigone di Sofocle. Lo aveva già letto almeno una trentina di
anni prima, clandestinamente, perché le vicende dell’eroina tebana
serbavano un significato altamente simbolico per il regime: Antigone
chiede al tiranno di Tebe Creonte che le spoglie del fratello
Polinice siano degnamente sepolte, ma egli rifiuta, perché quest’ultimo
si è macchiato di un reato gravissimo, visto che ha mosso
guerra alla sua città, Tebe appunto, per riprendersi quel potere che
il fratello Eteocle gli ha usurpato, violando il patto che prevedeva
l’alternarsi al governo della polis ad anni alterni dei due figli di
Edipo. Creonte, in nome della ragion di stato, rifiuta la sepoltura
di Polinice, decretando che le fiere facciano scempio del suo corpo,
ma Antigone gli dà una sommaria copertura e si contrappone
così al re tebano in virtù di qualcosa che è per lei superiore alle
stesse leggi: la pietà umana e le leggi non scritte degli dei. La carica
sovversiva di questo testo nei regimi comunisti è evidente e nella
tragedia sofoclea si immedesimava, ora molto più che in passato,
la povera Katharina. Chi aveva scritto le istruzioni contenute nella
lettera doveva conoscerla molto bene.

anteprima nuovo romanzo

15.12.2013 17:02

Sta arrivando ... una forza tremenda e primordiale, che con il suo fascino ammaliante seduce le sue vittime, mettendo a nudo il retroterra oscuro e inconfessabile alla base delle loro vite, specchio della nostra civiltà, che da sempre tendiamo a occultare o rimuovere. Un giallo psicologico inquietante e ironico al tempo stesso, un thriller fantastico che si snoda come le scatole cinesi, che vi terrà sulle spine fino esito finale e vi inchioderà sul testo fino all'ultima pagina.
QUALCOSA DI INSOLITO, I libri di Emil edizioni, Bologna: il nuovo romanzo di Stefano Colli, a marzo in libreria. 
"Sofia, accomodati. Prego, da questa parte. Il gioco sta per cominciare ... ah ah ah!"
E tu, hai voglia di giocare?
Vi aspetto...

RECENSIONE Q.LIBRI

08.12.2013 22:32

Un romanzo sull'anticonformismo

A colpirmi sin dalle prime pagine è stata l'incoerenza del protagonista, palese soprattutto quando dichiara la propria avversione nei confronti di chi lo giudica superficialmente per poi sparare a zero un po' su tutti, in una continua contrapposizione me/gli altri; questi ultimi, poi, raggruppati in categorie (le assistenti sociali sono in un certo modo; chi va in discoteca anche; chi sta su Facebook; etc). Ad esempio, Cristiano detesta chi lo giudica per il suo abbigliamento. Giustissimo. Peccato, però, che subito dopo definisca "ridicoli" gli uomini che indossano il pinocchietto. O ancora: rimprovera gli psicologi di ridurre tutto al binomio cibo/sesso per poi, in occasione dell'amplesso con Veronica, fare lo stesso. Tendenzialmente misantropo e propenso alle generalizzazioni, Cristiano si è guadagnato la mia iniziale antipatia. Iniziale, preciso, perché l'autore, devo dire, sa scrivere bene (un solo scivolone: "più infimo"). E salva il romanzo nel migliore dei modi. Colli, infatti, ha una dote alquanto rara nella narrativa italiana: cura con sapienza lo stile, affronta temi non banali, riesce a mantenere desta l'attenzione del lettore, calibra bene il ritmo della scrittura allo scorrere degli eventi e sa davvero far "vivere" la filosofia tra le pagine di un romanzo, a differenza di altri autori osannati che imbastiscono i loro lavori su nozioni "filosofiche" facilmente rintracciabili sui bigliettini dei Baci Perugina.
Altro merito dell'autore è quello di aver disegnato un personaggio davvero fuori dagli schemi con l'anticonformista Emma, emblema degli emarginati che cercano un riscatto in questo romanzo, una donna ribelle che affronta le avversità della vita con un mix di dignità, candore e orgoglio.
Insomma, una lettura insolita, che affronta temi su cui dovremmo riflettere tutti; in primis, quello della non laicità dello Stato italiano, una questione ben sviscerata da Colli attraverso un Cristiano particolarmente ispirato.

Indicazioni utili

Lettura consigliata

RECENSIONE APHORISM

08.12.2013 22:30

"Scusi, vado bene per la Senese?”: una semplice domanda si insinua all’improvviso nelle sommesse meditazioni solipsistiche di Cristiano, urologo senese alla soglia dei quarant’anni, in fuga da una vita incasellata tra doveri, sensi di colpa e aspettative altrui.
A chiamarlo a gran voce, dai margini della vita e di una sera toscana, è la più improbabile delle donne che il giovane avrebbe potuto incontrare sulla sua strada, già messa a dura prova da figure femminili ben poco stimolanti.
Emma è una persona dall’aspetto bizzarro e dai discorsi talvolta confusi, tali da innescare una prima reazione di malcelato fastidio. Ma una volta lontano, al sicuro dal confronto, Cristiano ripenserà a quella strana congerie di spontaneità, affetto disinteressato e gesti avventati, e si renderà conto quanto, in realtà, le parole della donna lasciassero trasparire intelligenza, umanità e sensibilità non comuni, di gran lunga superiori rispetto a tante altre persone definite “normali”.
Cristiano conosce Emma all’inizio di un’estate difficile, costellata di riti, incontri, abbandoni che solo l'amata filosofia gli consente di affrontare con un sano distacco; l’evento si rivelerà un elemento determinante per consentirgli di dare una svolta alla propria esistenza e diventare, finalmente, un adulto consapevole e appagato dalla vita.
Nel bel romanzo di Stefano Colli, dove trovano spazio riflessioni profonde sulla società, la natura degli uomini, la capacità dell’uomo di agire sul proprio destino, i personaggi ruotano come nuvole rapide intorno al protagonista, deciso a conquistarsi una vera indipendenza a costo della placida quiete riservata a chi si accontenta di camminare sulla strada segnata.
Sullo sfondo della vicenda si stagliano meravigliosi scorci di paesaggi toscani che l’autore dipinge con stile sapiente: Siena, con le suggestive atmosfere contradaiole, Grosseto, antica città a misura d’uomo, e Castiglione della Pescaia, il buen retiro sul mare, luoghi cari, ben noti a Cristiano, che però, dopo l’estate di Emma, assumeranno tutto un altro sapore.

recensione di Maria Teresa Di Sarcina

Primo blog

24.10.2013 22:58

Per cominciare, una poesia scritta qualche tempo fa e il primo capitolo de 'L'estate di Emma' (per chi non l'avesse letto).

 

Quell’andarsene a spasso per il mondo

Ho sempre ascoltato il canto del mare

quell’andarsene a spasso per il mondo

l’alterno mormorio delle sue onde

che sfida il concerto delle stelle.

Bizzarria della vita

che io non sappia nuotare

forse relitto del trauma amniotico

o magari consapevole

che già in terraferma fatico a respirare

ma per questa malattia non esiste antibiotico.

Il mare mi rese poeta

e per questo lo ringrazio

in entrambi la superficie nasconde

il sale antico dei ricordi. Alla commedia

del mondo assiste indomito il suo canto,

delle note di un coro stonato

ride la sua danza brindando alla luna.

Un gabbiano scruta a riva l’orizzonte

incuriosito dalle gesta dei bagnanti.

Poi vola via, lontano

dai naufraghi di una terra inferocita.

Il suo volo è l’unica poesia

che rima libera con il respiro del mare.

Il vero naufragio si sconta vivendo

qui, dove l’acqua risplende

e la terra attende un altro inizio.

 

 

L'ESTATE DI EMMA

 

“ I personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate. Per questo voglio bene a tutti allo stesso modo e tutti allo stesso modo mi spaventano: ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato.”

 

(Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere)

 

 

I

 

Verso sera, quando si dileguano gli inganni del giorno e le prime lingue di oscurità si impossessano delle nostre vite, l’esistenza assume un volto diverso, più accettabile. L’ho sempre pensato. A maggior ragione adesso, che tra un mese compirò quarant’anni. Il calice va sorseggiato lentamente, fino in fondo e quando assapori quel retro gusto amaro della malinconia, ecco, hai vinto. Nel senso che puoi anche averlo preso in quel posto, ma almeno lo sai, ne sei consapevole. In tali frangenti, fare un piccolo bilancio della propria vita diventa quasi fisiologico. Lontano dai clamori, dal rumore che penetra nelle nostre vite come un arsenico, dalle mille rotture quotidiane e dalle ... fidanzate. Guardate qui, che spettacolo. Il mare, questo alieno minaccioso e indecifrabile. Francamente, mi ha sempre inquietato ma al contempo affascinato. D’altra parte, mica è colpa mia se ho la tendenza a fiondarmi a pesce verso tutto ciò che, a prima vista, così a pelle, potrebbe procurarmi guai. Forse aveva ragione Ylenia, quando mi diceva: “Lo vedi, eh, che sei strano! E io che non ci volevo credere …”. Beh, in fondo in fondo deve essere vero; anche perché, se non fossi stato strano, non mi sarei confuso con lei … e poi a dirle che ero strano chi era? Quel bottino della sua amica, come si chiamava, ah sì, Gilda. Anche il nome da puttanone aveva … forse, se non fossi stato strano, avrei assecondato il mio impulso e la mia passione per la filosofia, invece di iscrivermi a medicina. Certo, avrei rischiato la precarietà, mentre ora quanto meno sono un medico piuttosto sistemato, come si dice oggi. Sono un urologo, con specializzazione in andrologia. Del resto, non è che il mio ex compagno di classe, Anselmo Giorgini, laureato in lettere con 110 e lode, se la passi molto bene. Fa il cameriere a Londra, tra un master e l’altro. Bella roba … io avrò anche strisciato davanti ad emeriti rotti in culo, vecchi bavosi e oltretutto becchi, ma quanto meno adesso posso dire di essermi guadagnato la tranquillità. Come quella del mare, appunto. Quando il cielo screziato d’argento nasconde gli ultimi raggi del sole, il riflesso delle onde sembra accarezzarti l’anima e riversare verso la battigia tutti i depositi che la corrente si porta dietro, discreta e insieme allusiva, come se volesse dirci: “ Ecco, fate come me, liberatevi degli affanni, anche se solo per poco. Domani il viaggio ricomincia, ma intanto godetevi l’aria serale, cullata dalla mareggiata. Sono il mare, specchio delle vostre inquietudini, anestetico dei vostri dolori”.

Purtroppo tutto ciò mi rende strano. E se questo accade con la persona con cui dovresti condividere il sale dei giorni da trascorrere insieme, beh, allora diventa dura. All’inizio, in realtà, il mio essere poeta, diceva lei, magari mi rendeva strano, ma quello strano che all’inizio piace alle donne (nel senso che è come loro): bizzarro ma non troppo, vagamente romantico ma non eccessivamente, il tutto accompagnato da quello charme invitante e insieme misterioso, tipico di chi vive di sensazioni, di vibrazioni nascoste e in realtà non c’ha un … dentro. No, quello sì, se non per le vibrazioni come si fa, visto che è una delle poche cose che interessano l’universo femminile … ma lasciamo perdere. Poi, dopo che alle vibrazioni, appunto, deve subentrare qualcos’altro, ecco i problemi: non ci sei mai (in realtà se fossi primario sarebbe stato anche peggio), non hai voglia di fare nuove esperienze, non vuoi viaggiare (dove oggi viaggiare significa: andare all’estero, fuori dall’Europa, a sentire il gusto dell’esotico e magari il puzzo di piedi e prenderti chissà quale virus). Quando le cose non vanno più come una volta, ci si dimentica dei lati positivi, di quanto hai costruito insieme, di ciò che è stato insomma. Ecco, le donne sono prive di memoria storica. L’ho detto. Sembra che conti solo l’immediatezza del presente (con le vibrazioni) e i progetti per il futuro (con i viaggi). Quello che è stato … mica eri te. Magari un sosia. Allora scappa fuori che poi anche a letto, in fondo … Qui è meglio tacere, la volgarità mi ha sempre infastidito. Pur avendomi lasciato lei, sono stato io ad averla messa con le spalle al muro, portando la situazione ad un punto di non ritorno. Ho preferito comportarmi così, prima di essere ferito a morte e che questo rapporto diventasse un calvario. Tanto lei si consolerà presto. Con qualcuno che la porti in India o a Sumatra. Io preferisco questo spettacolo. Lo sciabordìo lento del mare. E questa calma irreale, quasi metafisica. Per dimenticare. Anche solo per un’ora. Per sopravvivere.

 

 

 

 

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